Mi presento

Maledetta La Moda è un'espressione usata da mia madre quando ti vesti in modo stupidamente inadeguato (es. con i sandali a febbraio o con la pelliccia ad agosto) per amore del fashion. Ho traslato questa espressione su un altro piano per descrivere la situazione in cui mi trovo: stagista a Milano intrattengo una relazione di odio e amore con il mondo della moda mentre cerco di realizzare il mio sogno e diventare bellariccaestronza.

mercoledì 8 giugno 2011

Storie valenciane di ordinaria follia

Dovendo descrivere la nostra iniziazione alla movida valenciana, la paragonerei ad un motore diesel: ci siamo introdotte nella night life un po’ in sordina (dove il termine notte è da intendersi, in senso molto lato, come uno spazio temporale che va dalle 7 di sera fino alle 10 del mattino dopo), per poi raggiungere prestazioni di altissimo livello lo scorso weekend.

A onor del vero, le premesse non erano delle migliori; venerdì sera siamo uscite un po’ per abitudine: che fai stai a casa? Mai, nemmeno con la peste bubbonica! Gli sviluppi della serata, però, hanno reso giustizia a questa ferrea regola che da sempre mi impongo (e antidemocraticamente impongo a tutti quelli che hanno la fortuna/sfortuna di conoscermi).

Quando sei in un posto nuovo si procede un po’ per tentativi e diciamo che, forse per la prima volta nella storia, ci abbiamo azzeccato al primo colpo. Il locale scelto non ha disatteso le nostre aspettative: la “fauna” era interessante, la musica si faceva ballare e il barista (futuro padre dei miei figli) ci ha fatto addirittura lo sconto: cosa vuoi di più dalla vita? Forse nemmeno un Lucano!

Tra un gin lemon e l’altro abbiamo avuto la fortuna di assistere all’arresto di un ragazzino da parte di un affascinante poliziotto che più figo non lo potevamo trovare nemmeno in un video dei Village People (con il valore aggiunto dell’eterosessualità che di questi tempi, si sa, è più un’eccezione che una regola).
Spenta la musica e accese le luci, siamo riuscite a conoscere gli unici non italiani nel raggio di 10 km: un gruppo di ragazzi from Cordoba in trasferta a Valencia per un matrimonio, al quale ovviamente prima di tornare a casa, eravamo già state invitate.

L’uscita di sabato è stata da guinness dei primati sia per durata che per intensità: la bellezza di 12 ore comprensive di pit stop a metà “serata” per cambio scarpe e vestiti.
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martedì 29 marzo 2011

Il lavoro tra legge del contrappasso e karma negativo

Ebbene sì, ho rinnegato la mia vocazione di diversamente occupata per vendermi al vile mondo del lavoro, ma non pensavo che il prezzo da pagare per questo tradimento sarebbe stato così alto!
Il mio lavoro mi piace così poco che mi ha fatto passare la voglia di scrivere e a tratti anche di vivere...o di far vivere qualcun'altro (che nello specifico sarebbe il mio capo).
Mentre riflettevo sull'argomento e cercavo lo spunto per superare il blocco dello pseudo scrittore (sempre di nascosto e senza dare troppo nell'occhio che se si accorgono che alzo la testa dal computer mi frustano) ho capito che il mio in realtà era un inconscio silenzio stampa di protesta!

Che ispirazione puoi trovare nel lavorare rinchiusa in un ripostiglio (nda: come punzione per aver fatto troppa comuella con le mie colleghe) quando l'unica distrazione possibile consiste nel rimirare l'infinito, che nel mio caso non incontra nessuna siepe, ma si infrange dopo 3 metri nel palazzo di fronte? Assolutamente nessuna, mi sembra ovvio, se poi aggiungi il fatto che lavori per una persona che se gli dici "bravo" ti risponde scocciata "certo che sono bravo!" a cui però devi spiegare la differenza tra capoluogo di regione e di provincia (e non faccio la baby sitter per un bambino di 3 anni, ma la schiava per un sedicente avvocato che di anni ne ha 32) direi che l'unica ispirazione che puoi trovare è a commettere un omicidio!

In queste situazioni, però, esplori nuove frontiere dell'animo umano e scopri il vero significato dei sentimenti, soprattutto dell'odio che, tanto per fare una citazione per niente colta, è pur sempre "un sentimento umano e duraturo". E così il mio pensiero si spinge lontano alla ricerca di risposte a quesiti esistenziali: "ma quale immondo peccato ho commesso per essermi ritrovata in questo girone infernale?".
Comincio così ad analizzare uno ad uno i peccati capitali, ovviamente con l'aiuto di google (rigorosamente con la navigazione in incognito che se mi controllano la cronolgia sono cazzi...) perchè come per i 7 nani te ne manca sempre uno.
Dunque, ricapitolando:
  1. lussuria ahimè direi proprio di no
  2. avarizia...no, dai, questo proprio no
  3. superbia, mmm....forse un po' sì
  4. ira...decisamente sì
  5. invidia a volte
  6. gola...ehm...evidentemente sì
  7. accidia...è proprio il mio!
Beh, 5 su 7 è proprio un bel risultato: complimenti!
Ecco spiegate le ragioni della punizione che sto espiando: sono la peggiore tra tutti i personaggi della Divina Commedia!
Continuando su questa scia, passo ad analizzare le teorie sul karma e giungo ad una altrettanto amara conclusione: nella vita precedente devo essere stata come minimo la presidentessa del "club dei cacciatori di cuccioli di foca secondo l'antico metodo delle bastonate" e adesso ne pago le conseguenze!




giovedì 4 novembre 2010

Le tre migliori domande di sempre

Al primo posto della mia personale top ten delle domande più odiate si sono alternate (ma spesso anche sovrapposte):
- TI SEI FIDANZATA?
- QUANDO TI LAUREI?
- HAI TROVATO LAVORO?


Date le innumerevoli volte in cui mi sono trovata mio malgrado costretta a rispondere alle domande in questione, ho avuto modo di constatare che ognuna può essere ricondotta una particolare tipologia di "intervistatore".

La prima domanda solitamente può esserti posta da:
a) parente non troppo giovane e spesso non troppo stretto, tipicamente in occasione di riunioni di famiglia legate a celebrazioni particolari come battesimi, lauree e simili ma soprattutto matrimoni;
b) conoscente di genere maschile che non vedi da un po' di tempo e con cui comunque non hai un rapporto strettissimo che ti pone la suddetta domanda a scopo informativo (per vedere se c'è trippa per gatti o meno);
c) conoscente di genere femminile, ma ahimè anche amica, che non vedi da un po' di tempo che non nasconde (a differenza di molte altre) una mentalità "tradizionalista" che vede in cima alle priorità della donna il matrimonio.

La domanda riguardante la data della laurea, invece, può essere fatta da:
a) ex compagno di liceo che non vedi da anni che ancora cova rancore per non essere mai riuscito a prendere un voto più alto del tuo nonostante dedicasse allo studio il quintuplo del tempo rispetto a te;
b) il parente non troppo giovane e non troppo stretto di cui sopra;
c) parenti giovani e non, anche troppo stretti (tipo genitori) una frazione di secondo dopo aver detto loro che hai dato un esame o nell'esatto momento in cui ti vedono gongolante nel tuo oziare (mi vengono in mente scene di me beatamente sdraiata su spiagge assolate o semplicemente arenata sul divano dopo pranzo in stato di estasi digestiva).

Hai trovato lavoro, che per ovvi motivi al momento è la mia "preferita", ti viene tipicamente posta da:
a) conoscenti, ex compagni di scuola, amici, parenti, portinaie, panettieri e in generale tutte le persone che vivono a Milano e Hinterland;
b) i tuoi genitori ogni santissima volta che li senti (e se hai come me la fortuna di sentirli ogni giorno sei messo male);
c) parenti stretti e non, giovani e vecchi, maschi e femmine, ricchi e poveri, belli e brutti, simpatici e antipatici in ogni situazione possibile e immaginabile ma soprattutto in quelle inimmaginabili.

La domanda sulla laurea è stata per anni il mio incubo peggiore: tra gli innumerevoli svantaggi della riforma universitaria di cui sono vittima, si aggiunge anche il fatto che se non ti fermi alla triennale sei costretto a sentirtela in due rate e, nella migliore delle ipotesi, per almeno 5 anni.

Quella sul fidanzamento non è certo da meno, l'ho sempre odiata perchè a prescindere dalla risposta ho sempre pensato che fosse "riduttiva" e retrograda e non ho mai capito cosa si debba rispondere. Che ne so: "Sì, perchè???" oppure "NO, perchè???". Anche se credo che l'unica risposta esatta sia: "ma una forchettata di sani cazzi tuoi, no?".
Fortunatamente visto l'avanzare dell'età sempre meno gente ritiene opportuno rivolgerti domande di questo tipo. Sai, a 28 anni o si da per scontato che tu lo sia o c'è qualcosa che non va ed è meglio non indagare. C'è da dire che con il passare degli anni può essere rimpiazzata dall'ancora più fastidiosa "quando ti sposi?" o "ti sei sposata/o?", ma per il momento non è ancora il mio caso quindi egoisticamente sorvolo la questione.

Per quanto riguarda quella sul lavoro, purtroppo non c'è scampo: bisogna necessariamente aspettare di trovarne uno o di arrivare all'età pensionabile. In entrambi i casi temo ci sia da aspettare ancora un bel po'...
Ma se mi appendessi al collo un cartello con scritto: "non ho ancora trovato lavoro, non sto per sposarmi ma mi sono laureata" credete che sarebbe d'aiuto per la "sete di conoscenza" altrui???

sabato 16 ottobre 2010

Analisi socio-antropologica delle feste milanesi: donne canotto vs donne invidiose


L'inverno è alle porte e come da copione progetto una fuga da Milano. E allora mi metto a pensare ai pro e i contro, a quello che mi mancherà e quello che invece mi farà scappare via a gambe levate.

Tra le cose che mi mancheranno ci sono sicuramente le feste. Quando parlo di feste mi riferisco a quelle situazioni tipicamente milanesi in cui ti trovi per puro caso o per dirla in parole povere: IMBUCATO!


Quegli inviti che ti gira la tua amica a cui l'ha girato il suo collega che a sua volta l'ha ricevuto dall'amico del vicino di casa del commercialista di uno che lavora per un giornale X che potrebbe essere Vogue come Metro. Per intenderci quelle e-mail inoltrate così tante volte che l'oggetto ha così tante “I” che sembra un codice binario.

Le suddette feste, sulla base della mia modesta esperienza, possono essere divise in due macrocategorie: quelle veramente fighe da raccontare agli amici finché l'arteriosclerosi non ti ha cancellato anche quell'ultimo ricordo di gioventù, durante le quali passi il tempo a chiederti come hai fatto ad entrare e contemporaneamente ti compiaci con te stesso per l'abilità con la quale hai aggirato l'ostacolo "tipo alla porta che non trova il tuo nome sulla lista" e quelle veramente sfigate durante le quali ti domandi perche' non sei rimasto a casa a guardare il derby di hokey sull'erba Quarto Oggiaro vs Abbiategrasso che tanto era meglio, ma ti consoli pensando all'open bar.

Sì perchè la caratteristica delle feste milanesi (nonche' il motivo che spinge almeno l'85% degli "invitati" a parteciparvi) è che SI BEVE (e qualche volta si mangia anche) GRATIS!

Diciamolo una volta per tutte e smettiamola di fare i fighi interessati alla presentazione del nuovo palinsesto di La7 anche se lavoriamo in banca o alla presentazione della nuova collezione dello stilista emergente del momento selezionato personalmente da Anna Wintur se quando sfilano i suoi modelli gli diamo le spalle per fare le fila al bar!!!!

Detto questo devo ammettere che di feste veramente fighe ne ho vista qualcuna, ma quello di cui voglio parlare in questo momento sono le feste apparteneti all'altra categoria.


Prendo spunto da quello che mi è successo qualche giorno fa quando la mia amica Erika mi ha invitata alla presentazione del nuovo calendario che una strappona di cui non ricordo assolutamente il nome ha fatto per la rivista For Man (roba di cultura!). Sinceramente sospettavo la sola, ma mi sono fatta tentare dalla location: hotel Principe da Savoia, che fai non ci vai???

Arriviamo baldanzose a quest'appuntamento imperdibile con la mondanità di serie C e scopro con mio profondo disappunto che avevo completamente sbagliato dress code e che ero l'unica con tacchi più bassi di 11cm (ndr. avevo le ballerine!!!). Appurato il fatto che a malapena arrivavo all'anca della più bassa delle altre partecipanti alla festa, mi prendo da bere e mi accomodo su un divanetto pronta a dare il via allo sport preferito dalle donne: il taglio e cucito sulle altre donne!

In situazioni ad alta concentrazione di figone come questa, l'atteggiamento di noi donne segue un andamento ricorrente partendo dal "mamma mia che figa, è troppo bella: voglio morire!" per finire al "che brutta borsa, sarà pure falsa" passando per il classico "sono tutte rifatte, sembrano il canotto che usavo al mare quando ero piccola".

In questa occasione devo dire che ho sfoggiato anche la mia frase preferita: "ma quale chirurgo incompetente le ha fatto delle tette così grosse su un fisico così magro??? Sta malissimo!!!" (commento esclusivamente femminile che ovviamente non si è mai nemmeno avvicinato a meno di 5km da un cervello maschile). Va da sé che tutte queste profonde riflessioni nascondono (nemmeno troppo bene) un'invidia crescente che fa passare il tuo modo di approcciarti alla serata dal "che magre: non mangerò mai più nemmeno io'" al "tanto non sarò mai così figa tanto vale ingozzarsi di tartine!"

Ma torniamo al motivo dell’inserimento della suddetta festa nella caregoria troppo sfigata: i partecipanti!

“Eventi” di questo tipo si popolano di emeriti sconosciuti apparsi per più di 3 minuti (anche non consecutivi) in televisione e si trasformano subito in esercizi per la tua memoria fotografica al suon di “ dov'è che l’ho vista quella là? Televendita Monika sport?”. “Ma no, era seduta una sera a ristorante accanto alla fidanzata del portinaio di quel calciatore del Cervia: è stata ospite anche da Barbara D’Urso!!!” Ambhè, una star di Hollywood allora!

Che poi mi domando, cari organizzatori di queste feste, che credete che siamo tutti scemi e non lo sappiamo che quei quattro derelitti simil-famosi per venire si fanno pagare??? Che non lo so che se puoi convincere uno un pelino più conosciuto della cugina della velina a partecipare alla tua festa in cambio di un cellulare nokia da 80 euro (e parlo per esperienza personale), quelle sottospecie di modelle di Postalmarket le hai convinte con un Ticket Restaurant ?!?


Vedere Daniele Interrante che rilascia delle interviste (credo per il magazine dell’Esselunga) facendo il figo con in testa un panama alla rovescia (che lo faceva sembrare piu’ imbecile di quanto già non sia, se mai fosse possible…) sottobraccio alla sua ragazza avvolta nelle carte dei Ferrero Rocher mi ha fatto passare anche la voglia di usufruire dell’open bar e ho deciso di tornare a casa.

Sulla porta io e la mia amica ci concediamo l’ultima "osservazione partecipante" della serata:

Io: “ma perché quella ha un vestito elegante con delle scapre sportive?”

Erika: “mamma mia, non si può guardare! sarà una nuova moda?”

Io: ”macché, quella è troppo scema per abbinarsi i vestiti alle scarpe e troppo sfigata per avere uno stylist personale!”

A ppppposto, adesso possiamo tornare a casa e andare a dormire serene: anche stasera abbiamo dato il nostro contributo a rendere il mondo un posto migliore!

mercoledì 29 settembre 2010

Mamma mia, here I go again

Vi ricordate quando ammettevo pubblicamente di essere recidiva: rea di essere ripetutamente cascata nella tentazione colpevole della Moda? Bene, non è passato troppo tempo e ci sono cascata di nuovo!
Vostro onore confesso: mi sono macchiata ancora una volta di questo reato! Aspetto in silenzio la sentenza e accetterò senza batter ciglio la pena che mi verrà inflitta.

Ebbene sì, converrete tutti con me che ormai più che di recidiva qui si tratta di stupidità... ma che ci posso fare, in amore funziona così: c'è sempre una persona più debole che non riesce a liberarsi dal giogo della persona più forte.
In mia difesa posso solo addurre che anche questa volta è stata Lei a venire a cercarmi: maledetto diavolo tentatore, ti sei approfittata ancora una volta della mia debolezza! E così, di ritorno dalle vacanze, in preda alla saudade delle spiagge di Formentera e delle discoteche di Ibiza ho ceduto alle tue lusinghe accettando l'ennesima fregatura che stavi per rifilarmi, ritrovandomi per l'ennesima volta schiava consapevole e volontaria del perfido e ingrato fashion system.

Che colpa ne ho, io rispetto e apprezzo la mia postazione di lavoro attorno al tavolo della cucina, ma vuoi mettere una poltrona girevole in morbida pelle con la sedia di plastica dell'Ikea segretamente progettata e sponsorizzata dall'associazione medici ortopedici europei per farti venire la scoliosi?!?!? Per non parlare poi della divisa pigiama e pantofole vs bei vestiti e tacchi alti... (non ho mai fatto mistero della mia vena masochista).

Questa volta però è stato diverso e l'ape operaia ha tentato di alzare la testa per ribellarsi alla regina, ma mentre trovavo le parole (e il coraggio) per salvare quel poco che resta della mia dignità liberandomi dalla tua tirannia, qualcosa è successo.
Il progetto di cui facevo parte è fallito, la collaborazione con la mia responsabile è stata annullata, il mio contratto è stato interrotto: Dio esiste!
Non credo ci sia mai stata una persona così felice di essere stata licenziata: ho ringraziato e sono uscita a festeggiare!

Questo è davvero un segno del destino, non posso sottovalutarlo!!!
La mia ricerca dell'infelicità lavorativa adesso si indirizzerà solo ed esclusivamente in altre direzioni: il settore metallurgico come lo vedete?

Per onore di cronaca cito una conversazione intercorsa tra me e una mia amica all'indomani del suddetto lieto evento:
- "quindi se ricevi delle offerte nel settore della moda non accetti?"
- "assolutamente no! cioè credo, poi dipende dall'offerta..."

Lo so, vi sembrerà la "solita tarantella", l'ennesimo capitolo del nostro infinito tira e molla, ma non è così! Uomini e donne di poca fede, in me sta nascendo una nuova consapevolezza, un irrefrenabile desiderio di libertà: ho anche boicottatto tutti gli eventi della Milano fashion week!

Sono una persona concreta e so che è inutile illudersi, queste storie d'amore così travagliate non si chiudono certo dall'oggi al domani! C'è bisogno del tempo necessario a metabolizzare la perdita, raccogliere quel poco che resta del tuo orgoglio, custodire gelosamente i bei ricordi (tanto sono pochi, non occorre molto spazio), fare tesoro degli errori commessi, rialzarsi e andare avanti senza rimpianti.
Per il momento sono fiera dei progressi che sto facendo: ho cominciato a realizzare che il tuo, MaldettettaLaModa, non è amore ma pura e semplice crudeltà e sto cominciando a liberarmi dalle catene che mi costringono a restare nell'area soggetta alla tua sovranità: sarò finalmente una persona libera!!!!


Quando l'altro giorno in occasione di un colloquio mi è stato detto: "dal suo cv si deduce una propensione per il settore della moda", io ho prontamente negato ogni genere di coinvolgimento emotivo in questa relazione malsana rinnegando spudoratamente il nostro amore, ma dentro di me ero ben consapevole di quale fosse la verità e ho pensato: "dal mio cv si deduce solo una propensione per la disoccupazione!". Se non è una presa di coscienza questa...


lunedì 26 luglio 2010

L'ennesimo capitolo di una storia senza fine e senza futuro!

Tra le relazioni di "odi et amo" che intrattengo con cose, situazioni, persone, animali, minerali, vegetali... lettera o testamento, in pole position si piazza nettamente la Moda. E qui finalmente arriviamo al tanto atteso (e da me un po' temuto) momento delle spiegazioni: ecco a voi il perchè della scelta del nome di questo blog!
La mia relazione con la Moda è nata prestissimo, già da quando piccolissima imponevo con tutte le mie forze (e le mie grida ad ultrasuoni) la mia volontà di sfoggiare un total look rosa confetto in conflitto con mia madre da sempre amante del blu in tutte le sue sfumature.
Poi gli anni sono passati e la mia relazione con la Moda è cresciuta, è maturata e si è fatta sempre più stretta. Sinceramente non avrei mai pensato che saremmo arrivate al punto di ufficializzarla, pensavo che saremmo state solo amanti per tutta la vita, ma poi la situazione è cambiata: il destino aveva in serbo per noi progetti diversi...

Ed eccomi da un giorno all'altro catapultata nello sfavillante (???) mondo del Fashion System in qualità di ingenua stagista carica di speranze e aspettative che Lei ha prontamente disatteso.
Ed è stato allora che ho realizzato che la nostra relazione non poteva continuare, perlomeno sul piano professionale, e l'ho spudoratamente e sfacciatamente tradita per una "squallida multinazionale" operante nel settore della ristorazione veloce (ci siamo capiti, no?!?).
Un tradimento indegno che, come mi avevano ammonito, non mi sarebbe mai stato perdonato, ma io ero decisa e, pur sapendo che forse non sarei mai potuta tornare sui miei passi, ho continuato imperterrita per la mia strada.

Ma, ahimè, come tutte le storie d'amore contrastate anche la nostra non si è mai definitivamente conclusa e io ho segretamente continuato ad amarla, a sperare in un ritorno di fiamma lasciandole la porta del mio cuore (e del mio curriculum) sempre aperta. Tanto che un giorno, in uno sprazzo di lucida e insana sincerità, ho addirittura confessato a me stessa che se Lei mi avesse cercata, sarei tornata a gambe levate e col capo chino come il figliol prodigo che torna a casa da suo padre.
E così, purtroppo, è stato: appena ne ho avuto l'occasione sono ripiombata nel baratro di questa nostra storia turbolenta, fatta di alti e bassi (a dirla tutta di alti ci sono stati solo i tacchi che con sommo spirito di sacrificio ho quotidianamente sopportato). Tra l'altro, a differenza del suddetto figlio prodigo, ad accogliermi non ho trovato nessuna festa e tantomeno nessun vitello grasso è stato ucciso in mio onore (tralasciando tutti quelli che si sono immolati per la nobile causa delle mie borse). Al contrario, come era previsto, ho portato a casa solo l'ennesima fregatura!

Ed eccomi qui a leccarmi ancora una volta le ferite (le stesse ferite che Lei aveva inflitto al mio povero orgoglio solo pochi anni fa) di nuovo illusa, disillusa e delusa in un batter d'occhi!
Ma adesso dico basta davvero: lo giuro! Questa volta la porta del mio cuore la chiudo a doppia, anzi a tripla mandata e le chiavi le butto sul fondo del naviglio dove verranno inghiottite per sempre da un pesce a tre occhi o da quegli strani coccodrilli alati che tutti chiamano zanzare...
Questa volta è vero ed è per sempre!!! La nostra storia finisce qui: metto un punto, vado a capo e ricomincio con un nuovo capoverso la mia vita e questa volta senza di te maledetta (la) Moda!

Ma proprio mentre sono qui a compiacermi di cotanta risolutezza, strani ricordi mi affiorano alla mente: situazioni già vissute, parole già dette, errori già fatti e ripetuti... e così ritorno con i piedi per terra e mi ricordo che io sono l'eccezione alla regola "sbagliando si impara": io non imparo mai dai miei errori, ma persevero sempre con maggiore insistenza (tanto per restare in tema di proverbi, se errare è umano io sono decisamente diabolica!).

Il problema è che le buone intenzioni ci sono, ma me le perdo sempre per strada, dimenticandomi puntualmente da dove sono partita e dove voglio arrivare, per poi finire sempre nello stesso vicolo cieco! Per cortesia qualcuno mi regali un Tom Tom con le mappe dei buoni propositi!!!!!!!!!!
D'altronde io sono quella che mentre il mio capo mi stava parlando (n.d.r. per la prima volta in un mese che lavoravo lì!!!!!) per dirmi che a settembre non mi sarebbe stato rinnovato il contratto, pensava: "però, alla fine è simpatico, peccato che me ne accorgo solo ora e non potrò conoscerlo meglio".... ma ci rendiamo conto????? In una sola parola: IRRECUPERABILE!

Ah, giusto per onor di cronaca, anche questa volta la lieta novella mi è stata data il giorno della fatidica cena aziendale, una simpatica cenetta tra colleghi per salutarsi prima delle ferie e darsi l'arrivederci a settembre (certo, per chi ci sarà....): che tempismo e soprattutto che tatto!
In ogni caso questa non può essere solo una semplice coincidenza, interpellerò Maga Magò per avere delucidazioni in merito: non sarò mica perseguitata dalla maledizione della cena aziendale?!?

lunedì 17 maggio 2010

Paese che vai usanze che (ri)trovi

Nonostante la globalizzazione e tutti i suoi corollari, gli scenari apocalittici predetti dalle moderne sibille non si sono avverati del tutto ed è ancora possibile sfoggiare l'antico detto: "Paese che vai, usanza che trovi".
Se è vero che la stessa maglietta di Zara posso potenzialmente comprarla a Timbuctu come a NY, è altrettanto vero che riusciamo ancora a stupirci delle differenze culturali sopravvissute al rullo compressore dell'omologazione.
Il confronto con culture e Paesi diversi ci permette ancora di vivere quelle esperienze imbarazzanti, ma nello stesso tempo divertenti, della serie "lost in translation" in cui tutti loro malgrado si sono trovati, ma che poi automaticamente vengono inserite nella lista "aneddoti da raccontare durante una cena tra amici".

Recentemente sono stata in Messico e sono rimasta alquanto perplessa leggendo sull'insegna di un locale che il mercoledì offrivano "botanas gratis" per poi scoprire che di altro non si trattava se non di stuzzichini (quelli che a Bari e dintorni si chiamerebbero "intrattieni").

Ma anche nel mare dei "falsos amigos" ho trovato una boa sicura a cui potermi aggrappare: la comunicazione e le sorti degli sventurati che decidono di intraprendere questa carriera.
Parlando con un ragazzo che si lamentava della sua attuale situazione lavorativa, infatti, ho scoperto che anche lui aveva saggiamente deciso di laurearsi in questo meraviglioso ambito e in un attimo tutto mi è diventato più chiaro: anche oltrepassando le Colonne d'Ercole navighiamo tutti nello stesso mare (di guai!). Ebbene sì, tutto il mondo è paese e anche in Messico stanno pensando di ribattezzare Scienza de la Comunicaziòn con il più adatto Scienza de la Desocupaziòn.

Qualsiasi sia la lingua, amici cari che condividete con me questo triste destino, sappiate che comunicazione fa sempre rima con disoccupazione!

Nel giorno in cui ho certificato ufficialmente la mia condizione di disoccupata (o meglio inoccupata, come ha tenuto a sottolineare l'impiegato del centro per l'impiego di Milano) almeno mi resta la magra consolazione di sapere che non sono sola!