Mi presento

Maledetta La Moda è un'espressione usata da mia madre quando ti vesti in modo stupidamente inadeguato (es. con i sandali a febbraio o con la pelliccia ad agosto) per amore del fashion. Ho traslato questa espressione su un altro piano per descrivere la situazione in cui mi trovo: stagista a Milano intrattengo una relazione di odio e amore con il mondo della moda mentre cerco di realizzare il mio sogno e diventare bellariccaestronza.

lunedì 26 luglio 2010

L'ennesimo capitolo di una storia senza fine e senza futuro!

Tra le relazioni di "odi et amo" che intrattengo con cose, situazioni, persone, animali, minerali, vegetali... lettera o testamento, in pole position si piazza nettamente la Moda. E qui finalmente arriviamo al tanto atteso (e da me un po' temuto) momento delle spiegazioni: ecco a voi il perchè della scelta del nome di questo blog!
La mia relazione con la Moda è nata prestissimo, già da quando piccolissima imponevo con tutte le mie forze (e le mie grida ad ultrasuoni) la mia volontà di sfoggiare un total look rosa confetto in conflitto con mia madre da sempre amante del blu in tutte le sue sfumature.
Poi gli anni sono passati e la mia relazione con la Moda è cresciuta, è maturata e si è fatta sempre più stretta. Sinceramente non avrei mai pensato che saremmo arrivate al punto di ufficializzarla, pensavo che saremmo state solo amanti per tutta la vita, ma poi la situazione è cambiata: il destino aveva in serbo per noi progetti diversi...

Ed eccomi da un giorno all'altro catapultata nello sfavillante (???) mondo del Fashion System in qualità di ingenua stagista carica di speranze e aspettative che Lei ha prontamente disatteso.
Ed è stato allora che ho realizzato che la nostra relazione non poteva continuare, perlomeno sul piano professionale, e l'ho spudoratamente e sfacciatamente tradita per una "squallida multinazionale" operante nel settore della ristorazione veloce (ci siamo capiti, no?!?).
Un tradimento indegno che, come mi avevano ammonito, non mi sarebbe mai stato perdonato, ma io ero decisa e, pur sapendo che forse non sarei mai potuta tornare sui miei passi, ho continuato imperterrita per la mia strada.

Ma, ahimè, come tutte le storie d'amore contrastate anche la nostra non si è mai definitivamente conclusa e io ho segretamente continuato ad amarla, a sperare in un ritorno di fiamma lasciandole la porta del mio cuore (e del mio curriculum) sempre aperta. Tanto che un giorno, in uno sprazzo di lucida e insana sincerità, ho addirittura confessato a me stessa che se Lei mi avesse cercata, sarei tornata a gambe levate e col capo chino come il figliol prodigo che torna a casa da suo padre.
E così, purtroppo, è stato: appena ne ho avuto l'occasione sono ripiombata nel baratro di questa nostra storia turbolenta, fatta di alti e bassi (a dirla tutta di alti ci sono stati solo i tacchi che con sommo spirito di sacrificio ho quotidianamente sopportato). Tra l'altro, a differenza del suddetto figlio prodigo, ad accogliermi non ho trovato nessuna festa e tantomeno nessun vitello grasso è stato ucciso in mio onore (tralasciando tutti quelli che si sono immolati per la nobile causa delle mie borse). Al contrario, come era previsto, ho portato a casa solo l'ennesima fregatura!

Ed eccomi qui a leccarmi ancora una volta le ferite (le stesse ferite che Lei aveva inflitto al mio povero orgoglio solo pochi anni fa) di nuovo illusa, disillusa e delusa in un batter d'occhi!
Ma adesso dico basta davvero: lo giuro! Questa volta la porta del mio cuore la chiudo a doppia, anzi a tripla mandata e le chiavi le butto sul fondo del naviglio dove verranno inghiottite per sempre da un pesce a tre occhi o da quegli strani coccodrilli alati che tutti chiamano zanzare...
Questa volta è vero ed è per sempre!!! La nostra storia finisce qui: metto un punto, vado a capo e ricomincio con un nuovo capoverso la mia vita e questa volta senza di te maledetta (la) Moda!

Ma proprio mentre sono qui a compiacermi di cotanta risolutezza, strani ricordi mi affiorano alla mente: situazioni già vissute, parole già dette, errori già fatti e ripetuti... e così ritorno con i piedi per terra e mi ricordo che io sono l'eccezione alla regola "sbagliando si impara": io non imparo mai dai miei errori, ma persevero sempre con maggiore insistenza (tanto per restare in tema di proverbi, se errare è umano io sono decisamente diabolica!).

Il problema è che le buone intenzioni ci sono, ma me le perdo sempre per strada, dimenticandomi puntualmente da dove sono partita e dove voglio arrivare, per poi finire sempre nello stesso vicolo cieco! Per cortesia qualcuno mi regali un Tom Tom con le mappe dei buoni propositi!!!!!!!!!!
D'altronde io sono quella che mentre il mio capo mi stava parlando (n.d.r. per la prima volta in un mese che lavoravo lì!!!!!) per dirmi che a settembre non mi sarebbe stato rinnovato il contratto, pensava: "però, alla fine è simpatico, peccato che me ne accorgo solo ora e non potrò conoscerlo meglio".... ma ci rendiamo conto????? In una sola parola: IRRECUPERABILE!

Ah, giusto per onor di cronaca, anche questa volta la lieta novella mi è stata data il giorno della fatidica cena aziendale, una simpatica cenetta tra colleghi per salutarsi prima delle ferie e darsi l'arrivederci a settembre (certo, per chi ci sarà....): che tempismo e soprattutto che tatto!
In ogni caso questa non può essere solo una semplice coincidenza, interpellerò Maga Magò per avere delucidazioni in merito: non sarò mica perseguitata dalla maledizione della cena aziendale?!?

lunedì 17 maggio 2010

Paese che vai usanze che (ri)trovi

Nonostante la globalizzazione e tutti i suoi corollari, gli scenari apocalittici predetti dalle moderne sibille non si sono avverati del tutto ed è ancora possibile sfoggiare l'antico detto: "Paese che vai, usanza che trovi".
Se è vero che la stessa maglietta di Zara posso potenzialmente comprarla a Timbuctu come a NY, è altrettanto vero che riusciamo ancora a stupirci delle differenze culturali sopravvissute al rullo compressore dell'omologazione.
Il confronto con culture e Paesi diversi ci permette ancora di vivere quelle esperienze imbarazzanti, ma nello stesso tempo divertenti, della serie "lost in translation" in cui tutti loro malgrado si sono trovati, ma che poi automaticamente vengono inserite nella lista "aneddoti da raccontare durante una cena tra amici".

Recentemente sono stata in Messico e sono rimasta alquanto perplessa leggendo sull'insegna di un locale che il mercoledì offrivano "botanas gratis" per poi scoprire che di altro non si trattava se non di stuzzichini (quelli che a Bari e dintorni si chiamerebbero "intrattieni").

Ma anche nel mare dei "falsos amigos" ho trovato una boa sicura a cui potermi aggrappare: la comunicazione e le sorti degli sventurati che decidono di intraprendere questa carriera.
Parlando con un ragazzo che si lamentava della sua attuale situazione lavorativa, infatti, ho scoperto che anche lui aveva saggiamente deciso di laurearsi in questo meraviglioso ambito e in un attimo tutto mi è diventato più chiaro: anche oltrepassando le Colonne d'Ercole navighiamo tutti nello stesso mare (di guai!). Ebbene sì, tutto il mondo è paese e anche in Messico stanno pensando di ribattezzare Scienza de la Comunicaziòn con il più adatto Scienza de la Desocupaziòn.

Qualsiasi sia la lingua, amici cari che condividete con me questo triste destino, sappiate che comunicazione fa sempre rima con disoccupazione!

Nel giorno in cui ho certificato ufficialmente la mia condizione di disoccupata (o meglio inoccupata, come ha tenuto a sottolineare l'impiegato del centro per l'impiego di Milano) almeno mi resta la magra consolazione di sapere che non sono sola!

giovedì 22 aprile 2010

Da plancton a team leader il passo è breve

Questo doveva essere un post sull'abusata teoria dell'effetto farfalla: un pretesto per tirare in ballo il vulcano islandese dal nome impronunciabile che grazie alla sua eruzione fuori luogo e fuori misura ha trasformato la mia vacanza messicana in un folle w-end milanese in compagnia dei miei nuovi amici abruzzesi. Avrei probabilmente riflettuto sul fatto che non tutti i mali vengono per nuocere e forse avrei ironizzato sulla nube vulcanica che in realtà è la solita nuvola fantozziana che mi porto sempre sulla testa etc. etc.

Magari sarebbe stato anche carino, ma poi mi sono ricordata lo scopo originario di questo blog: parlare della vita da stagista sottopagata e sottovalutata nel magico mondo della comunicazione e dei miei piani per diventare la nuova Amanda Woodward (bella ricca e stronza per chi non masticasse di telefilm anni '90)...
Nell'ultimo periodo ho scritto di tutto, compreso il controverso post sulla nostalgia da puzza di fumo nei locali pubblici, ma delle pene di noi giovani (e non più giovani) stagisti niente più...
E' vero, mi sono allontanata dalla via maestra, ma che colpa ne ho se il cuore è uno zingaro ma non ha mai messo tende nel petto dei direttori marketing delle multinazionali?

E così nel frattempo sono regredita da stagista a disoccupata, pardon, diversamente occupata / in cerca di occupazione / mi sto guardando in giro / sto vagliando delle proposte...
Insomma tutte quelle definizioni creative che ti inventi quando incontri i tuoi ex colleghi di università ormai diventati super mega top-manager troppofighi tropporealizzati (o presunti tali). E fidatevi, è una legge della natura, appena smetti di lavorare li incontri tutti: anche quello che si è trasferito da 5 anni in Tibet per diventare monaco buddista!

Nonostante tutto vi confesso che questa non la ritengo affatto una regressione: prima mi alzavo all'alba e dopo aver lottato con le altre macchine per conquistare la pole position al semaforo di piazza 5 giornate e aver scavato con le ruote un fossato attorno all'ufficio in cerca di parcheggio, nella migliore delle ipotesi mi aspettavano 9 ore di schiavitù; adesso mi alzo con calma, mi sposto a piedi (dal letto al bagno, dal bagno alla cucina) e sulle 4 sedie attorno al tavolo trovo sempre e facilmente parcheggio.
Senza contare il fatto che prima ero l'ultima ruota del carro, l'equivalente del plancton nella catena alimentare, adesso sono a capo di un team di 4 elementi: un cactus, una pianta grassa, una pianta di lavanda e una di salvia. Se tutto va bene e il gruppo si dimostra affiatato (e sopravvivono tutti gli elementi) proverò a incrementare gli utili dedicandomi ad altri tipi di piante ;)

martedì 13 aprile 2010

Ancora tu? Ma non dovevamo non amarci più?

Ce l'hai fatta, lo ammetto, hai vinto tu anche questa volta!
Anche quest'anno abbiamo interpretato il solito vecchio copione: mi hai stufato, mi annoio, non mi dai più stimoli, per noi non vedo un futuro, ti odio, ti lascio e addio per sempre!
E ti dirò di più, questa volta, a differenza di tutte le altre, avevo già deciso chi avrebbe preso il tuo posto nella mia vita e nel mio cuore... e invece no... basta un raggio di sole, una passeggiata per le vie del centro e ci sono ricascata come una pera matura: MALEDETTA PRIMAVERA!

Milano, Milano, come dobbiamo fare io, te e il nostro eterno tira e molla?
Il nostro amore metereopatico finirà mai? Ogni inverno ti odio, ma al primo accenno di primavera sono di nuovo totally in love with you!

Milano odi et amo, Milano città di non milanesi, Milano da cui tutti vorrebbero scappare ma nessuno va mai via: mi hai fregata anche questa volta!
Avevo già deciso dove andare, avevo grandi progetti lontano da te, avevo quasi già fatto i bagagli... ma tu sai giocare troppo bene le tue carte e io cado sempre nella tela che sapientemente tessi per me!

Resisterti in questo periodo dell'anno per me è impossibile, se poi ci si mette anche la design week e tutti gli eventi del fuori salone sono proprio spacciata... sventolo bandiera bianca!
Mi arrendo, che ci posso fare, la primavera milanese ha un ascendente fortissimo su di me:
basta un pomeriggio di sole al parco e tutto mi sembra più bello, addirittura gli emo alle colonne di San Lorenzo...

domenica 21 marzo 2010

Disquisiamo di (cattivi) odori


La legge n.3 del 16 gennaio 2003 nel bene o nel male ha cambiato la vita di tutti: il divieto di fumare nei locali pubblici ha portato indubbiamente ad una svolta epocale.

Diciamocelo sinceramente: tornare da ballare e non essere costretti a lavarsi i capelli con la candeggina non ha prezzo! Per non parlare del fatto che in discoteca l'atmosfera fumo di Londra, mista alle luci basse, la musica alta ed altre distrazioni varie ed eventuali, non favoriva certo delle valutazioni attendibili ed oggettive dei possibili "obiettivi sensibili".
E non dimentichiamo gli innumerevoli vantaggi economici portati all'industria delle stufe-fugo-scalda-testa che altrimenti non avrebbero avuto mercato!!!

Ma passato il primo breve periodo di entusiasmo per poter scegliere il profumo e non essere più costretta ad indossare ogni venerdì sera il solito eau di posacenere, ho cominciato a notare che questi vantaggi si portavano dietro una serie di svantaggi non certo di poco conto.
Sì, è vero, nei locali non c'è più puzza di altoforno ma si è aperta la strada a tutta un'altra serie di odori molto meno gradevoli. Non avete mai pensato che l'odore di fumo avesse un ruolo ben preciso nel ciclo della vita??? A nessuno è mai venuto in mente che potesse servire a coprire tutto un campionario di odori poco gradevoli che francamente preferivo non sentire!

Se alla crociata anti-tabagisti dell'ex Ministro Sirchia si aggiunge la ribalta del tessuto sintetico, fortemente caldeggiata dai colossi del pronto moda che ci hanno gentilmente donato un mondo pieno di poliestere, il quadro è chiaro!
Ma io mi chiedo, santa ragazza mia, ti ha mai sfiorato il pensiero che quell'abitino tanto carino di H&M in 100% materiale infiammabile non ti faccia certo profumare di fiori di campo???
Altro che altolà, adesso al sudore gli stendiamo pure il tappeto rosso!

A questo punto vi chiederete come si possa superare questa impasse senza essere costretti a indossare maschere antigas o sfidare il record mondiale di apnea?
Dall'alto della mia esperienza di assidua frequentatrice di locali e Fabbriche del Sudore varie, una soluzione che non faccia insorgere né i salutisti, né i promotori del poliestere ce l'avrei: aziende produttrici di deodoranti perché non fate un po' di sampling dove (e quando) il vostro target ne ha più bisogno? Distribuzione di spray, roll-on o stick che siano, in discoteca: ne trarremmo vantaggio tutti!

Certo che l'essere diversamente occupata mi ha trasformata in una fucina di idee geniali...

martedì 23 febbraio 2010

Una favola moderna

Chi l'ha detto che non bisogna credere alle favole e che il principe azzurro non esiste più?
Io sono fermamente convinta del contrario, con la semplice differenza che, come più volte ho sostenuto, tutto si evolve e così anche i personaggi delle fiabe si adeguano ai tempi moderni.

Chi si aspetterebbe mai di vedere un belloccio in calzamaglia, total look azzurrino confetto, con capelli alla Nino D'Angelo dei tempi d'oro e una piuma in testa a cavallo di un bianco destriero?
Personalmente se me lo trovassi sotto casa chiamerei immediatamente la neuro o gli chiederei un passaggio al Plastic, certa che in sua compagnia il simpatico door selector non potrà non farmi entrare!

Ragazzi la verità è che il principe moderno non vanta nobili origini, ma solo amicizie giuste; non ha un cavallo bianco, ma ha una schedina vincente del Superenalotto o del Win For Life in tasca; la sua principale occupazione non è sconfiggere i draghi, ma riuscire a convincere parenti, amici e soprattutto datori di lavoro che "comunicazione e strategia della marca e del consumatore" è una laurea e non un corso per corrispondenza acquistato su Mediashopping!!!

A pensarci bene il principe delle fiabe nel nuovo millennio ha subito un'ulteriore mutazione: non è un uomo ma una donna impegnata nella difficile missione di fare carriera nel mondo dei manager (strane creature ibride: uomini affetti da sindrome premestruale).

Se non siete ancora convinti della mia teoria sull'evoluzione delle favole, questo vi farà cambiare idea: nel 2010 a Milano Biancaneve è un uomo; i nani sono 6 donne (il settimo lo cercano con uno street casting) e si chiamano Luppolo, Jesolo, Spicciolo, Ciauscolo, Romolo e Zoccolo.
E il principe azzurro? Ops, ce lo siamo dimenticate a casa!!!

martedì 9 febbraio 2010

L'epoca della fenice e il riciclo creativo

Ragazzi che "nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma" lo sappiamo dal lontano 1700 con la legge di conservazione della massa di Lavoisier.

A questo punto mi chiedo perché siamo qui a piangerci addosso se siamo stati eliminati al televoto del mondo lavorativo?!?!

In un'epoca in cui reinventarsi è fondamentale (cit. mia conversazione con redattrice di non solo moda) ho capito che niente è perduto e che riciclare non è una possibilità, ma un must!
Se da una bottiglia di plastica può nascere una bicicletta, perché da una disoccupata, pardon, diversamente occupata non può nascere qualcosa di nuovo e migliore? Infondo siamo tutti delle fenici che rinascono dalle proprie ceneri!
Sei stato licenziato? Non ti hanno rinnovato il contratto? Per dirla in francese "sei stato segato"? Non trovi un altro lavoro che non sia dare da mangiare ai piccioni gratis e a spese tue? E allora vai con il riciclo creativo!

Dalle lunghe e profonde discussioni tra allegri disoccupati sono emerse infinite possibilità di reinventarsi nel mondo del lavoro e tutte con ottime possibilità di carriera.
Ne cito alcune a titolo d'esempio:
1) baby sitter dei figli di una famiglia schifosamente ricca con possibilità di accalappiare padre/madre e sistemarsi a vita;
2) addetta alle vendite reparto food de La Rinascente con possibilità di ingozzarsi gratis di praline da 100€ all'etto, crostini al tartufo d'Alba e panini al Pata Negra tutto innaffiato con acqua da 20€ a bottiglia;
3) comparsa nei trailer dei film di Maccio Capatonda con possibilità di conoscere il mitico BipBip Ballerina e soffiare il posto ad Anna Pannocchia.

Io la mia scelta l'ho già fatta: FARO' LA STUDIOSA. Studiosa di cosa? Ancora non lo so, ma di cose da studiare ce ne sono a bizzeffe: ho solo l'imbarazzo della scelta.
Pensate solo a tutti i misteri ancora irrisolti che ci tengono svegli la notte...ma Paul McCartney è vivo o è stato sostituito da William Campbell? Ma a Roswell sono davvero atterrati gli alieni o è solo un'invenzione mediatica studiata a tavolino per lanciare l'omonimo telefilm (che in Italia abbiamo visto in 4)? Ma Amanda Lear è un uomo o una donna? Ma nel 2012 finirà davvero il mondo (e per questo Milano è stata scelta per l'Expo) o posso prenotare una vacanza ai Caraibi? Insomma ammetterete che saprò come impiegare il mio tempo libero adesso che ne ho anche troppo.

Che poi alla fine di tutto sono convinta che questa disoccupazione sia sottovalutata: vuoi mettere il piacere di svegliarsi alle 13:00 tutti i giorni, fare colazione con una redbull e restare in pigiama fino alle 17?!?!