Mi presento

Maledetta La Moda è un'espressione usata da mia madre quando ti vesti in modo stupidamente inadeguato (es. con i sandali a febbraio o con la pelliccia ad agosto) per amore del fashion. Ho traslato questa espressione su un altro piano per descrivere la situazione in cui mi trovo: stagista a Milano intrattengo una relazione di odio e amore con il mondo della moda mentre cerco di realizzare il mio sogno e diventare bellariccaestronza.

martedì 13 aprile 2010

Ancora tu? Ma non dovevamo non amarci più?

Ce l'hai fatta, lo ammetto, hai vinto tu anche questa volta!
Anche quest'anno abbiamo interpretato il solito vecchio copione: mi hai stufato, mi annoio, non mi dai più stimoli, per noi non vedo un futuro, ti odio, ti lascio e addio per sempre!
E ti dirò di più, questa volta, a differenza di tutte le altre, avevo già deciso chi avrebbe preso il tuo posto nella mia vita e nel mio cuore... e invece no... basta un raggio di sole, una passeggiata per le vie del centro e ci sono ricascata come una pera matura: MALEDETTA PRIMAVERA!

Milano, Milano, come dobbiamo fare io, te e il nostro eterno tira e molla?
Il nostro amore metereopatico finirà mai? Ogni inverno ti odio, ma al primo accenno di primavera sono di nuovo totally in love with you!

Milano odi et amo, Milano città di non milanesi, Milano da cui tutti vorrebbero scappare ma nessuno va mai via: mi hai fregata anche questa volta!
Avevo già deciso dove andare, avevo grandi progetti lontano da te, avevo quasi già fatto i bagagli... ma tu sai giocare troppo bene le tue carte e io cado sempre nella tela che sapientemente tessi per me!

Resisterti in questo periodo dell'anno per me è impossibile, se poi ci si mette anche la design week e tutti gli eventi del fuori salone sono proprio spacciata... sventolo bandiera bianca!
Mi arrendo, che ci posso fare, la primavera milanese ha un ascendente fortissimo su di me:
basta un pomeriggio di sole al parco e tutto mi sembra più bello, addirittura gli emo alle colonne di San Lorenzo...

domenica 21 marzo 2010

Disquisiamo di (cattivi) odori


La legge n.3 del 16 gennaio 2003 nel bene o nel male ha cambiato la vita di tutti: il divieto di fumare nei locali pubblici ha portato indubbiamente ad una svolta epocale.

Diciamocelo sinceramente: tornare da ballare e non essere costretti a lavarsi i capelli con la candeggina non ha prezzo! Per non parlare del fatto che in discoteca l'atmosfera fumo di Londra, mista alle luci basse, la musica alta ed altre distrazioni varie ed eventuali, non favoriva certo delle valutazioni attendibili ed oggettive dei possibili "obiettivi sensibili".
E non dimentichiamo gli innumerevoli vantaggi economici portati all'industria delle stufe-fugo-scalda-testa che altrimenti non avrebbero avuto mercato!!!

Ma passato il primo breve periodo di entusiasmo per poter scegliere il profumo e non essere più costretta ad indossare ogni venerdì sera il solito eau di posacenere, ho cominciato a notare che questi vantaggi si portavano dietro una serie di svantaggi non certo di poco conto.
Sì, è vero, nei locali non c'è più puzza di altoforno ma si è aperta la strada a tutta un'altra serie di odori molto meno gradevoli. Non avete mai pensato che l'odore di fumo avesse un ruolo ben preciso nel ciclo della vita??? A nessuno è mai venuto in mente che potesse servire a coprire tutto un campionario di odori poco gradevoli che francamente preferivo non sentire!

Se alla crociata anti-tabagisti dell'ex Ministro Sirchia si aggiunge la ribalta del tessuto sintetico, fortemente caldeggiata dai colossi del pronto moda che ci hanno gentilmente donato un mondo pieno di poliestere, il quadro è chiaro!
Ma io mi chiedo, santa ragazza mia, ti ha mai sfiorato il pensiero che quell'abitino tanto carino di H&M in 100% materiale infiammabile non ti faccia certo profumare di fiori di campo???
Altro che altolà, adesso al sudore gli stendiamo pure il tappeto rosso!

A questo punto vi chiederete come si possa superare questa impasse senza essere costretti a indossare maschere antigas o sfidare il record mondiale di apnea?
Dall'alto della mia esperienza di assidua frequentatrice di locali e Fabbriche del Sudore varie, una soluzione che non faccia insorgere né i salutisti, né i promotori del poliestere ce l'avrei: aziende produttrici di deodoranti perché non fate un po' di sampling dove (e quando) il vostro target ne ha più bisogno? Distribuzione di spray, roll-on o stick che siano, in discoteca: ne trarremmo vantaggio tutti!

Certo che l'essere diversamente occupata mi ha trasformata in una fucina di idee geniali...

martedì 23 febbraio 2010

Una favola moderna

Chi l'ha detto che non bisogna credere alle favole e che il principe azzurro non esiste più?
Io sono fermamente convinta del contrario, con la semplice differenza che, come più volte ho sostenuto, tutto si evolve e così anche i personaggi delle fiabe si adeguano ai tempi moderni.

Chi si aspetterebbe mai di vedere un belloccio in calzamaglia, total look azzurrino confetto, con capelli alla Nino D'Angelo dei tempi d'oro e una piuma in testa a cavallo di un bianco destriero?
Personalmente se me lo trovassi sotto casa chiamerei immediatamente la neuro o gli chiederei un passaggio al Plastic, certa che in sua compagnia il simpatico door selector non potrà non farmi entrare!

Ragazzi la verità è che il principe moderno non vanta nobili origini, ma solo amicizie giuste; non ha un cavallo bianco, ma ha una schedina vincente del Superenalotto o del Win For Life in tasca; la sua principale occupazione non è sconfiggere i draghi, ma riuscire a convincere parenti, amici e soprattutto datori di lavoro che "comunicazione e strategia della marca e del consumatore" è una laurea e non un corso per corrispondenza acquistato su Mediashopping!!!

A pensarci bene il principe delle fiabe nel nuovo millennio ha subito un'ulteriore mutazione: non è un uomo ma una donna impegnata nella difficile missione di fare carriera nel mondo dei manager (strane creature ibride: uomini affetti da sindrome premestruale).

Se non siete ancora convinti della mia teoria sull'evoluzione delle favole, questo vi farà cambiare idea: nel 2010 a Milano Biancaneve è un uomo; i nani sono 6 donne (il settimo lo cercano con uno street casting) e si chiamano Luppolo, Jesolo, Spicciolo, Ciauscolo, Romolo e Zoccolo.
E il principe azzurro? Ops, ce lo siamo dimenticate a casa!!!

martedì 9 febbraio 2010

L'epoca della fenice e il riciclo creativo

Ragazzi che "nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma" lo sappiamo dal lontano 1700 con la legge di conservazione della massa di Lavoisier.

A questo punto mi chiedo perché siamo qui a piangerci addosso se siamo stati eliminati al televoto del mondo lavorativo?!?!

In un'epoca in cui reinventarsi è fondamentale (cit. mia conversazione con redattrice di non solo moda) ho capito che niente è perduto e che riciclare non è una possibilità, ma un must!
Se da una bottiglia di plastica può nascere una bicicletta, perché da una disoccupata, pardon, diversamente occupata non può nascere qualcosa di nuovo e migliore? Infondo siamo tutti delle fenici che rinascono dalle proprie ceneri!
Sei stato licenziato? Non ti hanno rinnovato il contratto? Per dirla in francese "sei stato segato"? Non trovi un altro lavoro che non sia dare da mangiare ai piccioni gratis e a spese tue? E allora vai con il riciclo creativo!

Dalle lunghe e profonde discussioni tra allegri disoccupati sono emerse infinite possibilità di reinventarsi nel mondo del lavoro e tutte con ottime possibilità di carriera.
Ne cito alcune a titolo d'esempio:
1) baby sitter dei figli di una famiglia schifosamente ricca con possibilità di accalappiare padre/madre e sistemarsi a vita;
2) addetta alle vendite reparto food de La Rinascente con possibilità di ingozzarsi gratis di praline da 100€ all'etto, crostini al tartufo d'Alba e panini al Pata Negra tutto innaffiato con acqua da 20€ a bottiglia;
3) comparsa nei trailer dei film di Maccio Capatonda con possibilità di conoscere il mitico BipBip Ballerina e soffiare il posto ad Anna Pannocchia.

Io la mia scelta l'ho già fatta: FARO' LA STUDIOSA. Studiosa di cosa? Ancora non lo so, ma di cose da studiare ce ne sono a bizzeffe: ho solo l'imbarazzo della scelta.
Pensate solo a tutti i misteri ancora irrisolti che ci tengono svegli la notte...ma Paul McCartney è vivo o è stato sostituito da William Campbell? Ma a Roswell sono davvero atterrati gli alieni o è solo un'invenzione mediatica studiata a tavolino per lanciare l'omonimo telefilm (che in Italia abbiamo visto in 4)? Ma Amanda Lear è un uomo o una donna? Ma nel 2012 finirà davvero il mondo (e per questo Milano è stata scelta per l'Expo) o posso prenotare una vacanza ai Caraibi? Insomma ammetterete che saprò come impiegare il mio tempo libero adesso che ne ho anche troppo.

Che poi alla fine di tutto sono convinta che questa disoccupazione sia sottovalutata: vuoi mettere il piacere di svegliarsi alle 13:00 tutti i giorni, fare colazione con una redbull e restare in pigiama fino alle 17?!?!

lunedì 1 febbraio 2010

DIVERSAMENTE OCCUPATA

Nell'epoca del politically correct le parole sono pietre (come diceva il lungimirante Carlo Levi) e prima di esprimere anche il concetto più banale devi sempre pensarci trecento volte per non rischiare di offendere qualche minoranza di cui nessuno consce l'esistenza (membri compresi).
Senti freddo? Che non ti venisse mai in mente di dire che fa un freddo boia: "che il boia non è una persona degna della tua stima? Guarda che loro si guadagnano il pane onestamente e con dignità, non c'è bisogno di offenderli!".
Allo stesso modo evita accuratamente di dire che bevi come un cammello, potresti ferire profondamente l'orgoglio dei cammelli albini del Darfour.
E allora cosa si sono inventati quei gran geni dei linguisti per venir fuori con stile da queste situazioni di impasse?
La meravigliosa espressione DIVERSAMENTE! Tu non sei basso, ma diversamente alto; non sei brutto, ma diversamente bello; non sei stupido, ma diversamente intelligente.
Ah sì???? Allora io non sono disoccupata, ma DIVERSAMENTE OCCUPATA!
Beh, da questo punto di vista è tutta un'altra vita: grazie mille amici linguisti, adesso vedo tutto da una prospettiva differente!
In effetti se vogliamo guardare al significato letterale del termine io di cose da fare che mi tengono occupata ne ho tantissime: guardare Beautiful e i Simpson, postare video di Hello Spank sul profilo della mia coinquilina, fare la spesa on-line sul sito dell'esselunga, dilettarmi con la cucina creativa dei quattro salti in padella...insomma la classiche faccende di una casalinga del terzo millennio!
Meraviglioso: la vita che ho sempre sognato, la realizzazione delle mie ambizioni!!!
Per fortuna la vita da stagista ha forgiato il mio corpo e il mio spirito rendendomi zen e convincendomi ad abbracciare la "teoria del bicchiere mezzo pieno" (di vodka)...andare a ballare la domenica sera a cuor contento non ha prezzo (per tutto il resto c'è l'antidepressivo: dalla cioccolata al proxac).
E la vita, la vita, e la vita l'è bela, l'è bela, basta avere l'ombrela, l'ombrela che ti para la testa, sembra un giorno di festa!

martedì 5 gennaio 2010

Riflessioni post-capodanno tedesco

Iniziamo l'anno in bellezza con una delle mie partenze intelligenti: Frankfurt am Main!
  • Temperatura prevista: -15°!!!
  • Distanza aeroporto-centro: 200km!!!
  • Location hotel: quartiere a luci rosse !!!!

I presupposti per un'altra avventura fantozziana c'erano tutti!
Alla fine le cose si sono dimostrate molto meno peggio del previsto: non ci siamo ibernate, siamo sopravvissute ad un viaggio di 2ore in pullman con una comitiva di logorroici bergamaschi e non abbiamo dormito in un locale di streap tease nonostante strani giochi di specchi in camera e luci rosse in bagno.

Da questa esperienza germanica ho imparato molte cose sui costumi del luogo, ma mi porto a casa anche alcuni interrogativi esistenziali.
Innanzitutto ho capito che non serve affannarsi ad imparare il tedesco o parlare l'inglese tanto una persona che parla l'italiano la troverai ovunque, anzi, come mi ha ammonito un saggio kebbabbaro turko-tedesco-calabrese: sei italiana? e parla l'italiano!
In secondo luogo ho sperimentato sulla mie pelle che la notte del 31 dicembre a Francoforte mettono in scena una rievocazione dei bombardamenti della seconda guerra mondiale a botta di petardi, miccette, bengala, bombe a mano e pistole a salve (?). Non risparmiano nemmeno i vecchi e i bambini e non si fanno prigionieri!
Non da meno il fatto che i tedeschi amano le cose farlocche: visita la casa natale di Goethe e dopo 20 stanze comodamente distribuite su 4 piani scoprirai che è stata completamente distrutta durante la guerra e di originale ci sono rimasti solo i primi 4 gradini delle scale!
Quello che mi ha lasciato più perplessa, però, sono i costumi tedeschi in senso lato ma soprattutto in senso stretto: ma come fanno a conciarsi in quella maniera? Tra l'altro, come mi faceva notare la mia socia Lelly, siamo a Francoforte non a Tunisi!!!!Com'è possibile che uno dei più importanti Paesi europei, all'avanguardia in così tanti settori sia così assurdamente indietro nel campo dell'abbigliamento (e non parlo di moda che mi sembra troppo)????

Dopo profonde e interminabili elucubrazioni ho capito che in Germania il tempo si è fermato agli anni '90: è evidente dal fatto che nei locali mettano ancora obssession degli aventura, la macarena, la lambada e Antonella Ruggero! D'altronde sul canale musicale nazionale passano ancora lo stesso video dei Take That che passavano 10 anni fa quando nei miei pomeriggi di non studio in compagnia dei canali satellitari ero una fedelissima telespettatrice di Viva. Grazie alla quale, per inciso, ho appreso delle utilissime parole come werbung: dove vai se non sai come si dice pubblicità in tedesco????

Un paio di consigli per tutti quelli che dopo questa splendida recensione della città avessero voglia di visitare Francoforte: non fatevi intortare ed evitate come la peste l'ebbelwai (la bevanda locale: un ottimo vino di mele al gusto di birra annacquata) e non chiedete mai degli stuzzichini (altrimenti detti "intrattieni") alle 6 di sera, vi ritroverete davanti un piatto da 10kg di salsicce e patate che digerirete dopo 3 giorni!

Quello che vi consiglio assolutamente di fare è trascorrere una serata al sinskatten: se siete interessati allo studio sociologico dei casi umani è il posto che fa per voi!

Auf Wiedersehen, o come dicono i giovani più cool: CIAO! (mah...)

venerdì 25 dicembre 2009

A tu per tu con Babbo Natale

Caro Babbo Natale, credo che sia arrivato il momento di mettere le carte in tavola e parlarci francamente: tu mi odi, è vero? Ti prego, parliamone...
Per anni ed anni, seguendo il consiglio di mia madre, ti ho chiesto
solo REGALI UTILI: un fidanzato schifosamente ricco e vagamente somigliante a Jude Law, un lavoro facile e ben retribuito, una mutazione genetica che mi permettesse di mangiare tutto e dimagrire 10kg, una Porsche come quella di Dylan McKay, addormentarmi me e svegliarmi Elisabetta Canalis...insomma cosine da poco ma che servono sempre!
E tu, cosa mi hai portato di tutto questo? Se non te lo ricordi, te lo ricordo io: NIENTE DI NIENTE Babbino caro!
Ti ricordo che quest'anno (tanto per non andare troppo indietro con i tempi) ho ricevuto: circa 5kg in più e non dove ci sarebbero voluti (capisc'ammè), un lavoro impegnativissimo e praticamente non retribuito, una bicicletta che mi hanno pure rubato, nessun uomo che nemmeno lontanamente, al buio, con la nebbia e gli occhiali da sole ricordasse vagamente Jude Law (per il dettaglio "schifosamente ricco" non ne parliamo nemmeno) e al massimo mi sono addormentata me e mi sono svegliata con le borse sotto gli occhi.
A questo punto, sai che ti dico brutto vecchio ciccione che non sei altro? Chiederò solo regali futili: un I-Phone, un paio di ballerine di Ferragamo e una borsa di Hermes! E se non me li porti, sono cazzi tuoi, so dove abiti!